Roberta Gili, “La formula del FLC era vincente. Fui la prima presidente donna”

In che anno è entrata nel FLC?

Nel 2001

Che cosa faceva all’epoca?

Gestivo l’attività internazionale dell’azienda di spedizioni di famiglia. Mi occupavo del network estero, della rete dei corrispondenti, di sviluppo di mercati. Oggi ho la mia azienda, Italia Cargo, e sono socio onorario del Freight Leaders Council.

Perché entrò nel FLC?

Fui invitata come relatrice a un convegno organizzato dal CNR, per parlare di merci pericolose. Giuliano Lamoni, all’epoca presidente del FLC, mi spiegò le attività dell’associazione e mi invitò a entrare nel Freight. All’epoca ero l’unico socio donna.

Quando è stata eletta presidente del FLC?

Nel 2006. In un momento di calo dell’attività del FLC, durante un’assemblea ci fu una proposta di chiusura dell’associazione. Giuseppe Pinna e Ruggero Borgia si opposero, ribadendo che la formula del FLC era vincente, che aveva ancora molti obiettivi da raggiungere. Fu così elaborato un programma di rilancio basato sull’innovazione.  Giuseppe Pinna mi propose come presidente dell’Associazione. Accettai. Divenni la prima donna presidente.

A quell’epoca qual era lo stato della logistica e del trasporto?

Da anni alcuni problemi frenavano lo sviluppo del trasporto e della logistica in Italia. La carenza delle infrastrutture, la poca innovazione, la scarsa efficienza, e la poca sensibilità nei confronti del settore sia della politica che dell’opinione pubblica. Ora lo scenario è diverso. Con la pandemia l’interesse per la logistica è sicuramente più alto.

La durata della sua presidenza?

Ho portato a termine due mandati, dal 2006 al 2011, il massimo consentito dallo statuto. E poi ho passato le consegne, nel 2012, ad Antonio Malvestio.

Roberta Gili, presidente FLC dal 2006 al 2011

Obiettivi della sua presidenza?

Per primo il rilancio dell’Freight Leaders Council, puntando sui valori dell’associazione: la sua trasversalità, l’eccellenza, il mettere in comune le conoscenze specifiche. E dare valore al networking, rendendo la plenaria annuale il momento centrale nella vita dell’associazione.  Durante il mio primo mandato è ripresa sia l’attività convegnistica sia la realizzazione dei Quaderni.

In 30 anni di vita, il Freight Leaders Council cosa ha raggiunto?

Ricordo anni di grande fermento, di grande interesse del mondo politico verso la nostra attività. Abbiamo portato in Italia il programma Lean&Green, in anticipo rispetto alla nascita della sensibilità ambientale nel nostro settore. Il governo Monti ci chiese di collaborare con la Consulta. I nostri Quaderni erano considerati un attendibile e documentato strumento di lavoro. Citati da Bankitalia, usati come fonte nel corso di interrogazioni parlamentari.

Quali sono le sfide per il FLC nei prossimi 5-10 anni?

La sostenibilità deve essere perseguita in termini concreti e non solo a parole. E il Freight deve puntare sui giovani. Ottima, in questo senso, la creazione del FLC Young nel quale, tra l’altro, sono presenti i miei due figli. E, da donna, si deve dedicare la giusta attenzione al “gender gap” che c’è nel mondo della logistica. Più in generale, il Freight Leaders Council deve fare sistema, raggiungere una massa critica, calando le formule­ teoriche nella realtà operativa.

Che cosa servirebbe per mettere la logistica e il trasporto al posto che merita, nell’agenda del governo, sui media, nella considerazione dell’opinione pubblica?

Manca la giusta percezione del valore della nostra attività. Si dice ormai troppo spesso “il trasporto è gratis”, e così si è svilita l’importanza di questo servizio, che invece aggiunge valore al processo produttivo e commerciale, alle attività delle industrie. Non si deve più risparmiare a tutti i costi sul trasporto quando questo è effettuato nel rispetto delle regole e della sostenibilità.

 

 

 

 

 

 

 

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