Donne e logistica: crescono (molto lentamente) le quote rosa

Le donne impiegate nel settore dei trasporti sono solo il 22% in Europa. La Commissione ha infatti lanciato anni fa una petizione Women for Transport, per incrementarne il numero. In Italia la presenza femminile nel macrosettore del trasporto e magazzinaggio si ferma al 21,8% (dati Istat 2019) per un totale, in termini assoluti, di 222mila unità contro le 795 unità maschili. Un dato in leggerissima crescita rispetto al 2018 quando le donne erano 221mila unità, ovvero il 21,9% del totale.

Le percentuali crollano quando si passa alle professioni operative, al volante di un mezzo. Nell’autotrasporto per esempio le quote rosa rappresentano il 2,1% nel 2019 (in linea con la media Ue del 2%), in leggera crescita rispetto all’1,6% del 2018 (fonte Ministero del Lavoro), dati che in termini assoluti si traducono nel passaggio dalle 10mila donne impiegate nel settore nel 2018 alle 14mila nell’anno successivo. Uno scarto in positivo dello 0,5% che però rappresenta un piccolo grande passo in avanti per l’occupazione femminile nel settore.

Secondo i dati del ministero del Lavoro sui settori e le professioni caratterizzati da un maggiore tasso di disparità uomo-donna relativi all’anno 2018, emerge infatti un fenomeno allarmante: in Italia, per ogni autista ci sono più di 98 uomini al volante di un camion.

Gli stessi dati relativi al 2019 ci mostrano un quadro di poco differente, ma comunque in miglioramento: il tasso di disparità uomo-donna tra conduttori di veicoli, macchinari mobili e di sollevamento è sceso al 95,7% contro il 96,2% del 2018 quando il settore era quello con il maggior tasso di disparità in assoluto (oggi invece è al secondo posto, preceduto solo dalla presenza femminile nei ruoli di comando delle forze armate).

Incognita Covid-19

Il 2020 rappresenta un’incognita: nell’anno del Covid-19 le donne sono state le più danneggiate dalla crisi con oltre 99mila unità che hanno perso il lavoro a causa della pandemia (2mila unità per quanto riguarda gli uomini).  Numeri che fanno salire a quota 312mila le donne senza occupazione in Italia su un totale di circa 444mila disoccupati. Per quanto riguarda i dati sull’impiego delle donne nella logistica, invece, sul 2020 resta ancora un grande punto di domanda. Per i dati bisognerà aspettare, ma quel che sappiamo è che se i settori più danneggiati dalla crisi sono stati commercio e turismo, la logistica non si è mai fermata e la necessità di nuove leve si fa sempre più imperante. Secondo i dati Unioncamere da qui al 2024 il settore avrà bisogno di circa 42mila diplomati da impiegare nelle aziende logistiche, non solo come autisti. Un’enorme opportunità per le giovani donne che si affacciano al mercato del lavoro.

Uomini e Trasporti, nel numero monografico di marzo dedicato alla carenza di autisti nel settore, ipotizza come soluzione plausibile alla mancanza di lavoratori l’introduzione sempre più consistente delle donne nel mondo dell’autotrasporto e, in particolar modo, alla guida dei mezzi pesanti. Una soluzione che conseguirebbe indubbi benefici sotto più punti di vista: si ridurrebbe il gap uomo-donna all’interno del settore – che ricordiamo avere uno dei tassi di disparità più alti – e contestualmente si porrebbe un rimedio sia alla carenza di nuove leve che all’aumento di donne senza occupazione.

Cosa manca al settore per consentire l’ingresso delle donne?

La ridotta presenza femminile nell’ambito dell’autotrasporto e, più in generale, della logistica, altro non è che lo specchio di una visione ancora eccessivamente stereotipata che permea il settore. “Non è un lavoro per donne” è ormai però una giustificazione poco plausibile, ancora meno accettabile, dal momento che la tecnologia può oggi ampiamente venire incontro alle esigenze dei lavoratori. “Stiamo passando da una logistica muscolare a una logistica cerebrale – ha spiegato Massimo Marciani, Presidente Freight Leaders Council – il futuro è nell’innovazione”. Innovazione che deve essere, oltre che digitale e tecnologica, anche culturale, affinché l’impiego delle donne nella logistica possa divenire sempre più un’ipotesi possibile.

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