Autotrasporto e digitalizzazione, perché anche l’Italia dovrebbe celebrare il funerale al DDT

8a39f6daef4e0f68_org

Ad inizio ottobre anche il Portogallo ha fatto il suo ingresso nella famiglia dell’e-CMR, passando così alla dematerializzazione del documento di accompagnamento delle merci secondo lo standard internazionale del CMR digitale.

In Italia questa notizia fa un certo effetto. Sapevamo infatti che solo due nazioni, il Portogallo, appunto, e l’Italia, avevano legiferato a livello locale sui documenti di accompagnamento delle merci deviando dallo standard internazionale del CMR. Ora che il nostro paese è rimasto solo è davvero difficile spiegarsi il perché di tanta ostinazione.

Il Documento Di Trasporto (DDT) serve ad accompagnare le merci nell’ipotesi che il trasporto tra mittente e destinatario rappresenti una cessione. La legge richiede che il numero del DDT sia riportato in fattura: una complicazione che esiste solo nel nostro paese. Serve anche nelle eventuali altre causali dove non c’è cessione di beni, ma in questi casi è ancora meno comprensibile il perché sia necessario un documento diverso da quello che si utilizza in tutti gli altri paesi.

Si parla tanto di semplificazione, ma poi, come dimostra il caso qui evidenziato, quella vera non si fa. Negli anni scorsi il DDT era stato anche complicato con una Scheda di Trasporto allo scopo di identificare meglio il committente, per fortuna eliminata per manifesta inutilità. Cosa si aspetta ora ad eliminare anche il DDT? L’Italia tornerebbe a far parte della famiglia dei paesi civili – tutti gli altri, in questo caso – scegliendo di usare il CMR e il suo fratello digitale e-CMR, facilitando e, di fatto, accelerando, il cammino verso la dematerializzazione documentale.

Chi si occupa di automazione documentale sa bene come la peculiare esigenza italiana del DDT abbia creato non poche complicazioni ed extracosti per la gestione del software relativo. Esistono dettagli inventati dalla burocrazia come la sequenza unica della numerazione dei DDT, che impongono, per esempio, a un magazzino industriale con varie postazioni di uscita, complicate soluzioni tecniche per seguire una sola e unica numerazione dei documenti. Processi inutili, eliminabili con il passaggio al CMR e all’e-CMR.

Chi si occupa di DDT conosce inoltre tutti i problemi dell’approvvigionamento della modulistica da far stampare con codici della famiglia XAB e simili, con numerazione registrata, tanto da dover movimentare la modulistica con DDT specifici e da dover persino archiviare i documenti sbagliati (in tutte le loro copie) per poter dimostrare per 10 anni di non averli usati!

Mettere fine a queste assurde complicazioni non è una questione di innovazione. Si tratta invece di applicare qualcosa di già ampiamente testato ovunque in Europa. È mai possibile che il Moloch Burocratico che ci assilla non si ponga neppure il problema di evitare il ridicolo cessando di difendere l’indifendibile? Si pensa forse che gli evasori italiani siano gli unici a generare furbizie per le quali solo la legge italiana può trovare contromisure efficaci? Onestamente non sembra.

Quello che si chiede è quindi un semplice atto di umiltà istituzionale: applichiamo la semplicità come fanno tutti gli altri paesi del mondo civile, cancelliamo il DDT con un semplice tratto di penna e sostituiamolo con il CMR e con il più moderno e-CMR. Facciamo dunque al più presto questo funerale a DDT e XAB!

 

Antonio Malvestio

Past President del Freight Leaders Council