Porti, l’Italia perde il 40% delle merci. Anche l’Europa arranca (-17%)

Nel secondo trimestre del 2020 cala del 17% il peso lordo delle merci movimentate nei principali porti europei, l’Italia tra i Paesi più colpiti, seconda solo a Malta.

Il 2020 è stato l’annus horribilis del commercio mondiale, messo a dura prova dall’emergenza pandemica da Covid-19. A risentirne sono stati anche – e soprattutto – i porti dell’Unione europea che, secondo i dati Eurostat, hanno subìto un calo sostanzioso di merci movimentate: nel secondo trimestre del 2020 il totale è stato di 755 milioni di tonnellate, pari cioè al 17% in meno rispetto allo stesso periodo del 2019.

L’Italia è al secondo posto con un calo del 40,5%, percentuale di gran lunga superiore alla media degli altri paesi, preceduta solo da Malta (-50,8%) e seguita da Lettonia (-32,8%), Portogallo (-22,6%) e Slovenia (-20,1%). Movimentazioni merci al ribasso di oltre il 9% anche in altri 13 stati dell’UE e nel Regno Unito dove si registra un calo percentuale del 19%. A subire un decremento minore, rispettivamente -1,6% e -1,0%, solo i porti di Danimarca e Svezia, mentre hanno sorprendentemente registrato numeri in crescita i porti di Croazia (+10,2%), Estonia (+0,6%) e Norvegia (+2,7%).

Secondo i dati del report pubblicato dal Centro Studi Fedespedi, tra i porti container italiani che hanno sofferto maggiormente le restrizioni dovute al contenimento della pandemia, con un calo dei container imbarcati e sbarcati tra gennaio e settembre 2020, troviamo La Spezia (-21,1%) e Genova (-13,1%), mentre Trieste registra segno + dell’1,1%. In controtendenza anche il porto di Savona che ha segnato un progresso del 142,5% dovuto all’inizio delle attività operative del nuovo terminal Vado Gateway.

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