Massimo Panagia, “Negli anni il FLC è diventato un opinion leader e un trend setter al servizio del Paese”

In che anno è entrato nel FLC?

Nel 2000.

Che cosa faceva all’epoca?

Ero Managing Director di Alitalia Cargo.

Perché entrò nel FLC?

Il Freight Leaders Council era l’unica piattaforma che riuniva i logistici delle grandi imprese industriali e i capi delle grandi imprese di logistica. Questa è stata la grande intuizione di Alvise di Canossa, di Giuseppe Pinna, di Carlo Morelli, che capirono quanto era importante avere un tavolo per dialogare tra gestori e titolari delle merci, coinvolgendo tutte le modalità.

Quando è stato eletto presidente del FLC?

Nel 2002.

A quell’epoca qual era lo stato della logistica e del trasporto?

C’era l’equivoco di ritenere che la logistica del Paese, la sua efficacia, dipendessero da alcuni grandi temi – la gestione degli aeroporti, le autostrade del mare – invece che dalla soluzione di molteplici, piccoli, ma fondamentali nodi da sciogliere. Sui grandi temi poi, il dibattito era lento, non si prendevano decisioni.

La durata della sua presidenza?

Un mandato, fino al 2006.

Obiettivi della sua presidenza?

Dare nuovo spolvero al Comitato Tecnico Scientifico, l’arma distintiva del Club e l’asset principale per parlare, dati alla mano, con il legislatore. Una rinnovata partecipazione, essere più vicini alle imprese, raccogliere le loro istanze.

Nei suoi 30 anni di vita il Freight Leaders Council cosa ha raggiunto?

Essere diventato un opinion leader e un trend setter al servizio del Paese. In particolare, ripeto, è stata importante la nascita del Comitato Tecnico Scientifico, la fucina di idee ben ingegnerizzate e confezionate, per accreditarsi in maniera autorevole nel dialogo con il legislatore e le istituzioni.

Massimo Panagia, Presidente FLC dal 2002 al 2006
Quali sono le sfide per il FLC nei prossimi 5-10 anni?

Mantenere il dialogo con la politica, continuare a svolgere un ruolo di trend setter e opinion leader. È anche fondamentale, in questo periodo storico, cavalcare il cambiamento, guidare la sfida della sostenibilità. E poi combattere l’idea – che ha preso piede in Italia – che la logistica sia un costo per l’industria. La logistica non è un costo ma un elemento di differenziazione e un driver di competitività. Con la logistica hanno costruito la loro competitività interi sistemi nazionali. Penso ai Paesi Bassi, ai paesi scandinavi, anche alla Germania. E si deve seguire con attenzione lo sviluppo del commercio elettronico, un settore nel quale c’è tanto da correggere sul tema della fiscalità. Non si può non far pagare le tasse ai grandi gruppi globali. Se queste grandi piattaforme non pagano le tasse possono poi regalare il trasporto e la consegna, e fare così concorrenza sleale alle aziende che pagano le tasse, svilendo al tempo stesso l’importanza della logistica.

Che cosa servirebbe per mettere la logistica e il trasporto al posto che merita, nell’agenda del governo, sui media, nella considerazione dell’opinione pubblica?

Per anni i governi hanno pensato che la logistica fosse un impedimento. È stato anche dichiarato, nel recente passato, che la logistica in Italia era solo un costo, talvolta insostenibile per le nostre aziende, da tagliare e su cui certo non investire. Questo è un timbro, stampato in fronte al nostro settore, che è difficile da cancellare.

Il ricordo più bello durante la sua presidenza del FLC?

I miei ricordi belli sono legati a una persona, Giuseppe Pinna, alla quale ho voluto molto bene. Un uomo di grande valore, di indefesso ottimismo, grande energia e personale investimento emotivo in tutto quello che ha fatto nella sua vita. Pinna è stato per me, più giovane, un bellissimo esempio e ancora oggi fonte di ispirazione in tanti momenti della mia vita professionale.

 

 

 

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