Logistics as a Service, una sfida per le città del futuro

Analogamente a quanto sta accadendo per la mobilità delle persone, anche la logistica urbana sta guardando con interesse al cosiddetto Logistics as a Service (concetto derivato dal più noto Mobility as a Service MaaS, che si applica alla mobilità integrata delle persone) come uno dei possibili scenari futuri per la distribuzione delle merci in città.

La domanda di fondo è: “Come possiamo far evolvere i nostri sistemi distributivi ancora legati a processi ormai obsoleti in un contesto dove invece la circular economy, lo sharing delle infrastrutture e la digitalizzazione potrebbero velocemente rendere questo un settore efficiente ed ecologico, fondamentale per la nostra economia?”

Il modello Logistics as a Service

La risposta che viene dagli Stati Uniti si chiama Logistics as a Service: si tratta in effetti di un modo nuovo e originale di condividere dati, informazioni, opportunità, capacità all’interno di un ecosistema che tiene insieme gli enti locali, gli operatori logistici ed i loro clienti finali siano essi operatori commerciali professionali o semplici cittadini.

Il combinato disposto di fenomeni trasversali quali e-commerce, sharing economy e servizi on demand sempre più personalizzati, insieme allo sviluppo dirompente di sistemi di mobilità interconnessi, logistica cooperativa e digitalizzazione stanno radicalmente modificando il panorama del settore e i suoi equilibri raggiunti con difficoltà nei decenni precedenti. Questi cambiamenti hanno a loro volta portato a nuovi modelli di business, come Warehouse as a Service (si tratta di magazzini condivisi fra diversi operatori alla stessa stregua della condivisione di case ed appartamenti con Airbnb) o Crowd Sourced Delivery (in questo caso le consegne vengono affidate ad operatori non specializzati sulla base della loro disponibilità, una sorta di servizio Uber). Senza contare l’impatto che avrà nel settore l’introduzione dei droni terrestri e dei veicoli senza conducente con un risparmio pari al 50% dei costi operativi.

Tutti questi sviluppi portano a cambiamenti strutturali formidabili che influenzeranno le nostre abitudini di consumo e avranno un forte impatto in molti altri ambiti, come competitività, investimenti, tecnologia e regolamentazione. Principalmente sono due i drivers in grado di delineare uno scenario completamente nuovo per i processi di consegna: l’adozione progressiva di veicoli elettrici e autonomi e la contestuale digitalizzazione in corso dovuta (ma non solo) al successo dell’e-commerce.

Si tratta di una grande sfida che coinvolge come attori principali i produttori di veicoli, i distributori, le società di logistica e i pianificatori urbani per quanto riguarda lo sviluppo resiliente delle nostre città.

La cultura del servizio

Si sta affermando nella nostra società il concetto di offerta di mobilità “as a service” (cioè non è più necessario possedere i beni strumentali per accedere al servizio che ci interessa, ma possiamo semplicemente utilizzare i mezzi, noleggiarli, per il tempo che ci occorre a svolgere il servizio che necessitiamo). Si tratta infatti di una modalità di consegna le cui potenzialità non sono pienamente comprese né dagli operatori né dai loro clienti in quanto il sistema complessivo prevede che ci siano diversi livelli di prezzo in relazione al livello di servizio richiesto, il tutto inserito in un contesto di ottimizzazione delle risorse e quindi di condivisione dei flussi.

Sono già stati provati modelli di consegna integrata (ad es. dove le cargo bike svolgono la consegna dell’ultimo miglio in aree pedonali e/o congestionate) ma tuttora, questi trasporti vengono generalmente effettuati dallo stesso fornitore di servizi del trasporto di linea e la consegna dell’ultimo miglio è “gratuita” poiché è il mittente stesso e non il destinatario a sostenerne i costi.

Ma cosa accadrebbe se le spese di spedizione fossero variabili secondo il tipo di servizio e i destinatari potessero optare per livelli di servizio diversi sostenendone i costi in relazione al livello di servizio richiesto?

La logistica urbana sta affrontando un passaggio di fondamentale importanza: fino ad oggi l’intero sistema era fondato su un modello di tipo push basato sulle scelte dei produttori e degli operatori di logistica mentre adesso il mercato, sulla spinta della domanda, richiede un modello di tipo pull totalmente orientato alle esigenze del cliente. Per rimanere competitivi, i fornitori di servizi logistici debbono quindi sviluppare sistemi logistici più flessibili ed efficienti. Chi non crede nello sviluppo possibile a breve termine di questo modello porta sempre come argomentazione la scarsa disponibilità dei clienti a sostenere i reali costi di consegna. Uno studio condotto da PWC nel 2018 mostra che i clienti sarebbero disposti a pagare in media di 2,40 euro aggiuntivi per una consegna che consenta di scegliere l’ora e il punto di consegna. Si pone quindi l’esigenza per l’intero sistema logistico di consegnare le merci il più rapidamente possibile, ma anche di avere merci disponibili. In contesto i micro-magazzini o i depositi e le strutture logistiche basate sul concetto di Physical Internet (che mette in sincronia la catena di approvvigionamento e l’infrastruttura di trasporto) potrebbero essere parte fondamentale della soluzione a regime.

Condividere asset è ormai imprescindibile

Se noi guardiamo un po’ più in là nel nostro futuro e in quello delle nostre città possiamo immaginare che i servizi di mobilità delle persone e di consegna delle merci potranno costituire un’unica entità di trasporto. Questo nuovo ecosistema, basato su droni terrestri ed aerei, veicoli autonomi, trasporti pubblici e cargo bike, ad esempio, sarà ottimizzato e gestito come una unica supply chain digitale.

In uno scenario così sfidante, networking e collaborazione (e soprattutto condivisione) sono fondamentali per il successo della logistica come servizio. Le capacità residue e quelle utilizzate dei depositi in rete devono necessariamente essere coordinate, le operazioni di trasporto delle merci ottimizzate, i processi devono essere progettati fin dall’inizio in modo integrato. Allo stesso tempo, per assicurare il successo della logistica come servizio, è fondamentale che il gestore del sistema rimanga neutrale, equo e aperto ai nuovi operatori alle medesime condizioni di quelli già serviti in modo da non alterare un mercato fortemente competitivo e sensibile.

Molti fornitori di servizi logistici in ambito urbano stanno già pensando a come convertire le loro flotte, rendendole sempre più adatte ai servizi flessibili richiesti per le consegne in città. Di conseguenza assistiamo alla proliferazione di diverse tipologie di veicoli, dai camion di piccole dimensioni alle cargo bike, dai droni ai piccoli robot terrestri utilizzati per la distribuzione delle merci. Le piattaforme di consolidamento urbano stanno quindi assumendo un’importanza strategica, contribuendo alla creazione di una rete di infrastrutture al momento non integrata. Gli elementi chiave di un sistema urbano basato sul concetto di logistica come servizio sono la corretta pianificazione del percorso efficiente, la digitalizzazione dei carichi e della rete, un ostello di consolidamento aperto che preveda l’utilizzo di medesime infrastrutture (fisse e mobili) da parte di più clienti, la sempre più consistente diffusione di veicoli a basse emissioni e di infrastrutture intelligenti. Basandoci sulle caratteristiche del sistema, questo rende immediatamente possibile, per diversi operatori logistici, il consolidamento delle proprie spedizioni in una piattaforma aperta e condivisa evitando che più veicoli non efficientati raggiungano in tempi diversi il medesimo destinatario. Al momento, infatti, ogni operatore ha in campo una propria strategia di ottimizzazione, che realizza in modo completamente isolato, come un silos verticale. Tuttavia, la collaborazione garantita dalla logistica come servizio, consentirebbe di gestire più merci attraverso un unico punto di consolidamento, riducendo il numero di veicoli richiesti per le consegne e quindi traffico e congestione.

La logistica è per definizione un settore privato legato alla concorrenza (anche aspra e troppo spesso non trasparente) fra gli attori del settore, ma dobbiamo tutti essere consapevoli che un sistema futuro di logistica come servizio al cliente non potrà mai vedere la luce senza il supporto non solo delle città ma anche dei mezzi di comunicazione generalisti che debbono rendere evidente ai cittadini che la mobilità urbana delle merci ha il medesimo valore di quella delle persone. La consegna delle merci in ambito urbano dovrebbe essere gestita sfruttando al meglio la rete cittadina per essere in grado di soddisfare le diverse esigenze dei clienti, garantendo nel contempo un flusso regolare di traffico passeggeri e merci. La logistica urbana deve quindi diventare parte integrante della mobilità urbana, smart e sostenibile in modo tale che tutti processi di sviluppo resiliente della mobilità trovino questa fondamentale componente già integrata nei processi complessivi.

Londra, Bruxelles e Bologna pionieri sulla strada della logistica come servizio

E’ quindi necessario che i diversi attori della filiera comprendano appieno che l’importanza di ragionare in termini di condivisione e integrazione è un reale valore aggiunto, non un rischio per la propria leadership, Ad esempio gli attori della filiera cargo degli aeroporti di Heathrow e Bruxelles che gestiscono le merci in arrivo nei terminal hanno stretto una proficua ed innovativa forma di collaborazione con gli operatori dell’autotrasporto per ottimizzare la movimentazione del carico merci nei terminal tramite un’app di prenotazione degli slot di carico, riducendo così i tempi per lo sdoganamento delle merci e il numero di veicoli in coda: un vantaggio reale per entrambe le parti. Anche da noi in Italia abbiamo un esempio di organizzazione di filiera che va verso il concetto di logistica come servizio: l’Interporto di Bologna sta studiando il modo migliore per sviluppare una piattaforma di cooperazione in grado di aiutare le aziende clienti e fornitrici a coordinare meglio le loro attività tramite un sistema telematico. Anche in questo caso il concetto di logistica come servizio è di fatto un business model che integra tutti i principali operatori e attori del trasporto merci che fanno parte di una comunità. Tale modello deve essere scalabile per arrivare ad avere la massa critica necessaria in termini di volumi e utenti, in modo da ridurre i costi e migliorare la logistica dell’ultimo miglio.

Le migliori esperienze realizzate finora dimostrano che le piattaforme telematiche con un alto grado di connettività sono fondamentali per il successo del trasporto cooperativo e condiviso di merci nelle città. L’obiettivo di una piattaforma collaborativa è che tutto sia perfettamente interconnesso: pianificazione del percorso e dei trasporti, un’app che informi sullo stato della consegna, le app a supporto dei drivers e molte altre funzioni logistiche inserite in una semplice interfaccia. In questo modo anche gli attuali sistemi di pianificazione ed ottimizzazione del traffico troverebbero beneficio immediato semplicemente avendo informazioni disponibili in tempo reale su posizione del veicolo, merce trasportata, tempi di consegna (la missione del veicolo) e le informazioni sul contesto locale.

C’è un potenziale enorme nell’integrazione della pianificazione logistica e della gestione della mobilità complessiva nelle città, soprattutto alla luce della crescente pressione che tutti percepiamo ad agire in modo sostenibile. La logistica come servizio ci porta a considerare come possibili funzioni e concetti innovativi di consegna che inevitabilmente porteranno a cambiamenti radicali nelle modalità distributive e nelle infrastrutture esistenti dedicate alle consegne. La sfida è lanciata e l’idea di realizzare un’infrastruttura unica che ottimizzi la mobilità di merci e persone è uno scenario visionario ma, oggi possiamo consapevolmente sostenere, molto realistico.

 

Massimo Marciani

Presidente del Freight Leaders Council

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