Covid-19, la logistica resiste allo shock e getta le basi per ripartire

Nonostante il contraccolpo subito per via della pandemia da Covid-19, gli operatori della logistica e delle supply chain hanno tenuto il punto, dimostrando una buona resilienza e capacità di adattamento. A scattare la fotografia di come il settore ha reagito è una ricerca realizzata da GS1 Italia con la LIUC Università Cattaneo e il Politecnico di Milano, che ha raccolto la testimonianza di 94 imprese di produzione e di distribuzione del mass market. Dalla ricerca è emerso che nel corso dell’emergenza il 77% dei produttori non ha avuto problemi importanti nel reperire autotrasportatori e il 56% delle aziende della GDO non ha riscontrato ritardi significativi nelle consegne. Le maggiori criticità sono invece legate alla scarsa disponibilità di alcune categorie di prodotti, con il 60% dei retailer che ha segnalato di aver avuto significativi problemi di approvvigionamento, e all’applicazione delle disposizioni di sicurezza come il distanziamento sociale, che insieme all’assenteismo del personale hanno causato problemi al 25% dei produttori, determinando cali di produttività rilevanti o disastrosi per il 36% delle aziende della GDO.

 

 

D’altra parte, il settore ha dovuto gestire una contrazione dei traffici e i cambiamenti legati alle nuove modalità di consumo, con impatti importanti sulle dinamiche delle supply chain.

I dati presentati dal Presidente del Freight Leaders Council, Massimo Marciani, durante il webinar organizzato da JLL lo scorso 11 giugno, raccontano che sul fronte del traffico dei veicoli pesanti il Brennero ha registrato un calo del 70% rispetto all’anno precedente, mentre sulla rete stradale Anas la riduzione è stata pari al 25%. Neppure per il settore ferroviario le cose sono andate meglio: nonostante la centralità di questo vettore nella risposta all’emergenza, i volumi sono comunque calati – ad eccezione dei cargo internazionali (+10%) – con una riduzione del 12% a marzo e del 26% ad aprile in termini di treni/chilometri. Tra le conseguenze per il comparto marittimo, invece, non c’è solo la diminuzione del traffico Ro-Ro (-4/9%) ma anche l’indebolimento della centralità del Mediterraneo nelle rotte internazionali, un effetto collaterale che rischia di cambiare gli equilibri di traffici fino ad ora consolidati.

 

 

Da dove ripartire, dunque?

Un tema sfidante per gli operatori logistici, di cui ha parlato Marciani nel corso del webinar, è l’aumento esponenziale delle vendite online, che hanno subito un’ulteriore accelerazione durante il lockdown. Beni di consumo come vestiti, prodotti per la casa e mobili hanno bisogno di spazi dedicati per essere immagazzinati e preparati ai servizi di trasporto e consegna, sempre più orientati a soddisfare le richieste dei clienti: anche per questo sta crescendo la ricerca di magazzini in prossimità delle aree di consumo, per gestire con maggiore efficienza e rapidità i nuovi clienti digitali, che nel solo periodo emergenziale sono aumentati di 1,3 milioni di unità (per scaricare le slide clicca qui).

 

 

Secondo la ricerca di GS1 ci sono poi alcune tendenze che tracciano la strada intrapresa dagli operatori per rispondere all’emergenza e riorganizzarsi. Riduzione e prioritizzazione dell’assortimento sono tra le misure di business continuity più diffuse indotte dal lockdown, due aspetti che per il 47% degli operatori della GDO e per il 53% dei produttori sono considerati prioritari per ridurre la complessità e far fronte ai problemi nelle scorte in caso di emergenza. Inoltre, le aziende di produzione ritengono importante per il futuro attivare o sviluppare canali commerciali alternativi direct-to-consumer (+43%) mentre sul fronte della distribuzione la ricerca evidenzia che le imprese hanno puntato sulla disponibilità e sulla flessibilità della manodopera per garantire il funzionamento dei magazzini non automatizzati e ritengono importante lavorare in questa direzione per il futuro (+29%).  Nel complesso, sembra essere stato decisivo l’aumento della collaborazione di filiera (+21% per i retailer e +25% per i produttori), che si è concretizzato nel miglior coordinamento tra le figure che si occupano di operation presso i produttori e quelle che seguono la logistica presso i distributori. Un aspetto, questo, che si prefigura importante anche dopo l’emergenza per aumentare l’efficienza della supply chain.

Fare tesoro di queste best practice e mettere in rete le esperienze, per non disperdere la lezione che il settore ha imparato, è l’auspicio che accompagna la ricerca di GS1 e che anche il Freight Leaders Council si sente di condividere. Da qui si può ripartire per affrontare al meglio le sfide del prossimo futuro.

 


Photo by Arno Senoner on Unsplash

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